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sense out sens aut

fotografie di Max Tomasinelli

 

Il progetto fotografico di max tomasinelli “Sense out” è l’evoluzione di un lavoro sul linguaggio iniziato negli anni novanta, quando strappava ritratti di amici e familiari per completarne le forme con scritte, segni e disegni. Allora, i messaggi erano diretti alle persone ritratte, restando intellegibili e legando fortemente i soggetti al segno.

I lavori esposti appartengono alla fase successiva della ricerca, che inizia nel 2005: la scrittura, intima confessione che dura solo il tempo dell’esecuzione, si chiude in se stessa, indecifrabile allo spettatore e all’autore, che non ne ritrova il senso. Sense out e, giocando con il dialetto piemontese, “sens aut”.

Fotografie di spazi museali, dove la cultura si respira, dove l’uomo passa, dialoga, riflette, non identificabili e anche per questo dei “non luoghi”. Composizioni equilibrate diventano superfici pure e immobili su cui appoggiare i “graffiti”, tracce invisibili che riaffiorano lentamente, quasi a raccontare una storia nascosta, criptata. Linee e lettere perdono la loro forma nella velocità dell’esecuzione, diventano immagine sull’immagine, lasciando all’osservatore un implicito desiderio di decifrazione.

Il museo, contenitore di sapienza, adotta linguaggi spesso estranei al visitatore a sua volta spesso distratto, impreparato e sconcertato di fronte ai tanti oggetti che vanno sotto il nome di opere d’arte. Il tentativo di spiegare l’arte con il linguaggio dell’arte, fallisce. Le voci incomprese si elevano negli spazi vuoti, si svuotano, diventano suoni insignificanti e si mescolano alle espressioni inconcludenti di chi guarda.

L’imponente scalone d’ingresso del Metropolitan Museum of Art di New York, che il grande formato rende ancora più maestoso, vede un fiume di parole scorrere e ricoprire le centinaia di figure umane che ogni giorno lo percorrono.

L’unica facciata esterna è quella del Max Ernst Museum di Bruhl: proprio in omaggio al grande artista è in parte deformata.

Il segno di Max, diventa così metafora di una società assillata dal tempo, abbandonata alla contrazione linguistica e ai contenuti banali, incapace di comunicare.

sense out

 
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