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La Madonna Addolorata alla processione del Venerdì santo a Bronte, in un lavoro fotografico di Rosalba Proto

Madre Terra Dolore.

La processione del Venerdì Santo a Bronte (CT) è una manifestazione sacra connotata però - come spesso accade per questo genere di eventi tradizionali arcaici risalenti ai secoli passati - anche in chiave laica da una forte componente sociale aggregante poiché, pur essendo la più tradizionale festa a carattere religioso del paese, nel suo simbolismo che si ripete e si rinnova ogni anno nel palcoscenico dei tortuosi vicoli di un paese che si inerpica sui fianchi dell’unico vulcano attivo in Italia, provoca nei partecipanti un’intensa e spontanea partecipazione collettiva, accompagnata da forti emozioni che si sviluppano secondo una successione temporale che ripercorre i momenti più significativi e drammatici della Crocifissione.

Dal mattino, dappertutto è silenzio, non si canta e non si ride, le campane non suonano perchè sono state legate il giovedì; nel primo pomeriggio, le strette vie del paese si popolano pian piano di fedeli che a piedi scalzi portano ceri, di antiche confraternite con i loro vessilli (listati a lutto) e i crocifissi adornati con le fave, primizie della terra, di chierichetti, di statue rappresentanti la passione di Cristo, di comparse e di personaggi, singoli o a gruppi, ognuno con una parte ben precisa da recitare. A metà pomeriggio, via via che la processione avanza, dalle numerose chiese poste sul percorso escono le pesanti statue protagoniste del rituale, portate a spalla da centinaia di uomini che di anno in anno si prenotano per non perdere questo ‘onore’, magari tornando appositamente al paese d’origine, e che, cantando ciascun gruppo il proprio canto tradizionale sacro, sventolano all’unisono i fazzoletti con ricamate le insegne delle varie parrocchie: la prima statua ad uscire in processione è il Cristo crocefisso, seguita più avanti nel percorso dall’uscita dell’urna del Cristo morto e poi del Cristo alla colonna. Intanto gradualmente si uniscono le varie confraternite religiose ed i chierichetti e la partecipazione dei devoti e dei personaggi diventa sempre più numerosa. In un susseguirsi di parti di un unico atto, ad ogni chiesa una nuova moltitudine si aggiunge alla processione; istanti carichi di suggestione contraddistinguono l’uscita dalla chiesa della Matrice della statua della Madonna addolorata, nel momento in cui di fronte transita il Cristo crocefisso. Fra la folla e l’ondeggiare delle statue, si prosegue lentamente per le strette vie degli antichi quartieri inscenando, tra comparse e simboli religiosi, tutti i momenti più drammatici della passione di Cristo. La rappresentazione procede a passo lento, cadenzata dalle cadute del Cristo e dalle percosse dei soldati. Momento conclusivo e culminante di tutta la rappresentazione, che già la sera è abbondantemente calata, quando in mezzo ad una folla straripante che riempie la piazza principale, si rivive l'incontro evangelico tra Gesù e la sua Madre sulla via della croce, con le due statue fatte ondeggiare ripetutamente verso di loro da portatori cantanti a squarciagola e sventolanti i loro fazzoletti umidi di sudore, al culmine della stanchezza ma anche di una sorta di euforia mistica.

rosalba proto

 

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