michele de vita PDF Stampa E-mail

Michele De Vita espone Ritratti Contadini

 

 

Data di nascita: 18 agosto 1962 Sala Consilina (Sa).

Mi trasferisco all’età di quattro anni, con la famiglia, ad ALBA in Piemonte.

Terminate le scuole medie, insofferente agli studi, apprendo le tecniche di stampa in uno studio fotografico scoprendo, come in una rivelazione, la passione per la fotografia; che sviluppo, attraverso un mio percorso di sperimentazione e conoscenza, grazie anche all’incontro con Alberto Reinero, persona di profonda sensibilità e intelligenza, amatissimo maestro di musica nell’ambito cittadino e raffinato autore di bellissime immagini fotografiche, mai esposte in pubblico, a cui sarò grato per tutta la vita. Scopro P.P.PASOLINI e la sua lettura influenza i miei primi lavori degli anni ’80, in una ricerca delle radici condotta in un meridione arcaico dove esploro i concetti che guidano il mio sguardo: restituire il vedere originario, puro, non mediato, che mira all’essenza; il vedere di chi cerca di annullare nello sguardo il sé per calarsi interamente nella realtà, sollevandola dalla condizione di “oggetto osservato” alla dignità di “essere”.

PASOLINI è, in tutto il mio lavoro, principale ispiratore e compagno per un linguaggio fatto di luci e ombre caravaggesche, a cercare i demoni del mio vivere e del mio passato, dove le emozioni si intrecciano in un presente che lotta per essere materia viva, non mediata. Viscere di passioni pure e gioiose che alla terra restituiscono il fuoco dell’esistere e dell’ inquietudine; la vita scopre nelle ombre i percorsi di rivelazioni continue dove stupore e paura mostrano i loro lati e non ci sono altre strade se non quella di affrontare tutto per passare oltre. Le mie letture si allargano, in un percorso istintivo da autodidatta, ma, come in una visione, colgono i temi necessari alla mia anima per restituirli al mio vedere, trasfigurandoli.

 

Nel 2002 inizio una ricerca sul mondo contadino, attraverso fotografie in bianco e nero di grande impatto visivo, dove il calore della terra viene rappresentato dai segni, dalle luci, dalle ombre che riconducono a luoghi e volti fuori dal tempo e che sembrano materializzarsi come per incanto a comunicare la loro esistenza.

In mostra alcuni testi, estrapolati dai dialoghi registrati con i protagonisti delle immagini, raccontano storie di “…anime che riempiono il mondo, come immagini fedeli e nude della sua storia, benchè affondino in una storia che non è più nostra. Come una vita di altri secoli, sono vivi in questo: e nel mondo si mostrano a chi nel mondo ha conoscenza, gregge di chi nient’altro che la miseria conosce...” (p.p. pasolini).

 

 
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